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La sindrome del cellulare

Quando mia madre mi annunciò con la faccia delle belle notizie, che mio cognato ci avrebbe dato il suo cellulare visto che a lui ne avevano regalato uno nuovo, mi arrabbiai. Non lo volevo… Detestavo i cellulari e soprattutto l’uso che se ne faceva. Certo, in determinate situazioni era utilissimo, ma in giro se ne vedeva un abuso incontrollato… Mia cugina lo utilizzava per organizzare le uscite con gli amici, il mio collega di stanza era sempre lì a trafficare con la tastiera, il mio capo non faceva altro che ripetere “se mi cercano mi trovano sul cellulare, lo sapete che ho il cellulare, no?”, se andavi in pizzeria c’era sempre l’esibizionista che accanto al telefono a scheda chiamava la madre per dirle, naturalmente con voce altissima, che si trovava in pizzeria… Non era uno strumento, ma un simbolo vuoto e superficiale…

Alla fine misi a tacere la mia repulsione, di fronte alla conciliante considerazione di mia madre: “E’ un peccato buttarlo, funziona bene, potremmo usarlo come telefono di famiglia per le emergenze…”

Era il 1999 e per un paio d’anni resistetti coerentemente sulla mia posizione: il cellulare restava a casa, tranne quando uscivo la sera, visto che non era sempre facile trovare una cabina, in caso di necessità… In ufficio facevo il vago quando un collega mi diceva “Ricordami che devo fare la richiesta per il cellulare per te!” e io facevo finta di dimenticarmi!

Poi nel 2001 entrai anche io nel popolo dei possessori di telefonino e lentamente sono stato risucchiato negli effetti collaterali di quella che io chiamo la “Sindrome del Cellulare”, e cioè una serie di comportamenti, atteggiamenti, abitudini, prepotentemente condizionati da quell’infernale apparecchietto…!

Un esempio? Gridiamo tutti come ossessi, anche nei normali dialoghi! Sarà perché quando si usa il telefono fisso c’è la rassicurante sagoma della cornetta a proteggerci dai rumori esterni, o forse perché il cellulare lo utilizziamo spesso all’aperto, fatto sta che già nelle telefonate la differenza del tono di voce tra le due diverse situazioni è almeno di due ottave! Ma cosa inspiegabile, parliamo a voce più alta anche quando non si telefona! Una volta entrai in un negozio per comprare un regalo e dopo cinque minuti che parlavo con il commesso mi bloccai: stavo praticamente urlando!

Poi: non appena si sente una musica, tutti a frugarsi nelle tasche, tutti a correre verso il posto dove si è appoggiato (temporaneamente, per carità!)  il cellulare, tutti ad interrompere le proprie attività e a domandarsi “E’ il mio?” E invece è una pubblicità alla tv, un campanello, la sirena di un’ambulanza, il pace-maker di un passante cardiopatico, o magari gli ultimi due zampognari che ci ricordano che sta arrivando Natale!

Ancora: ormai non si danno più appuntamenti! Fino all’avvento dei cellulari si era categorici. “Ci vediamo in quel posto, alla tale ora, aspetto dieci minuti poi me ne vado!” A Roma ci sono luoghi famosi al riguardo, al punto che a volte si pensa che siano stati creati per favorire gli inconri… La Coin a San Giovanni, la Stazione Trastevere, il “Colosseo Quadrato”, ovvero il Palazzo della Civiltà del Lavoro… Ci si vedeva al Bar Tizio, davanti Scuola, alle 19, alle 18-18.15… Adesso invece… “Sì, ci vediamo verso le 20, massimo le 21 verso Via Tal de Tali… Quando siamo in zona ci sentiamo per cellulare!”

Oggetti che hanno navigato con successi nel corso degli anni sono diventati totalmente inutili, bollati come obsoleti e ridicoli! Ormai non si citofona più: “Quando sono sotto casa tua ti faccio uno squillo!” “Domani mi alzo alle 6, metto la sveglia sul cellulare!” Nessuno ricorda più i numeri telefonici, nemmeno i propri: “Dammi il tuo numero, lo memorizzo nella rubrica del telefonino!” poi se si smagnetizza la scheda o sparisce il cellulare vanno in fumo amicizie, appuntamenti, codici segreti, scatenando ovviamente il panico! Serve di ricordarsi una qualunque cosa: post-it? No pro memoria sul cellulare! Persino le calcolatrici, le radio, le macchine fotografiche, le videocamere sembrano essere relegate a complementi per appassionati o per nostalgici!

La grammatica, ostica quando la si studiava, ormai non ci fa più paura: si usa il linguaggio degli sms e se sbagliamo parola tanto c’è il T9 che corregge…

Una volta c’era chi si sentiva nudo se usciva senza orologio, adesso si è persi senza il cellulare, che tanto per chiarire fa anche da orologio!

Poi ancora…

No scusate… Ho appena visto l’ora sul cellulare e mi sono reso conto che tra un minuto squillerà un promemoria per ricordarmi che stasera verso le 20 – 21 ho un appuntamento tra la Stazione Termini e l’Eur: devo passare a prendere un amico, quando sarò vicino casa sua lo chiamo sul cellulare e lui scenderà… Certo non faremo tardi, domattina il cellulare mi sveglierà presto per andare al lavoro… Un momento, questa musica è forse il mio telefonino? Ah no, è scattato l’allarme del negozio di fronte!

Riflessioni in libertà (ennesima ripartenza)

Che la mia vita abbia subito un notevole cambiamento negli ultimi tre anni e mezzo, l’ho scritto al momento di ricominciare a postare a gennaio 2012. Questo cambiamento ha influenzato anche la mia vena di scrittore e blogger… Ho grandi difficoltà a concentrarmi, a trasferire le mie idee su carta, faccio fatica persino ad accendere il computer… Nella mia testa passano concetti ed idee, ma lo fanno a velocità supersonica, non riesco a fermarli, sfuggono come anguille…

Ieri sono ripartito quasi dall’inizio… Ho preso carta e penna ed ho iniziato a scrivere riflessioni, pensieri… Senza ordine… Le parole sono uscite facilmente… Questo post non ha una struttura organica, anzi è un ammasso di idee e frasi brevi… Ma in pratica spiegano come è stata la mia vita dal quell’ 8 marzo 2010 quando con un click è cambiato tutto… E come continua ad essere tutt’oggi…

Voglio ascoltare, perchè so cosa significa non essere ascoltato…

Voglio offrire una chance, perchè so cossa significa non averne…

Voglio rendere visibile, perchè so cosa significa essere invisibile…

Voglio provare a capire, perchè so cosa significa non essere capiti…

Voglio dare compagnia, perchè so cosa significa essere solo…

Voglio chiedere di parlare, perchè so cosa significa avere tanto da dire ma non avere chi ti chiede di dire…

Voglio incoraggiare perchè so cosa significa venire scoraggiati…

Voglio accettare, perchè so cosa significa essere bollato ed emarginato…

Voglio stare con la minoranza, perchè so cosa significa avere tutti contro…

Odio gelare l’entusiasmo, perchè ho visti volti speranzosi diventare delusi…

Ho visto baldanza e sicurezza infrangersi contro il muro reale, frantumarsi in mille pezzi e trasformarsi in agoscia ed impotenza…

Ho visto routine disgregarsi davanti a malattie logoranti…

Ho visto chi si ama da sempre urlarsi ed insultarsi a causa del male…

Ho visto la serenità volare via dal mio cuore…

Ho consumato le forze in battaglie impari…

Ho subito pugnalate senza motivo o con motivi ingiusti, da chi credevo amico o da chi non ha subito niente da me…

Ho subito processi, ho subito pregiudizi, da chi dovrebbe essermi vicino…

Mi sono sentito i fucili puntati, pronti a sparare ad un minimo soffio…

Dentro di me ho la tempesta e non c’è niente che la possa placare…

A volte penso che solo il Paradiso della pace interiore possa far sparire l’inferno che ho nel cuore…

A volte raschio il barile per alzarmi la mattina ed andare avanti…

A volte rimpiango la mia vita di quattro anni fa, quando i miei problemi non esistevano in confronto ad oggi…

A volte rimpiango la mia vita di due anni fa perchè i problemi erano almeno un po’ meno grandi di oggi…

A volte rimpiango la mia vita di un anno fa perchè pur aumentati e più grandi i miei problemi erano inferiori ad oggi…

A volte mi sento dentro un imbuto, dentro un tunnel, non vedo l’uscita o la luce…

A volte mi sento come un camion in salita, una salita sempre più ripida, io che scalo sempre di più le marce e quando la mia andatura si è abituata alla pendenza, questa aumenta di nuovo, di colpo, secca, a spezzare il ritmo in maniera brutale, a far fermare il cammino e allora scalo ancora la marcia…

A volte ho l’impressione che Lassù qualcuno guardi il mio annaspare, il mio lottare, il mio non cedere, il mio andare avanti, il mio disperato tentativo di salvare una parvenza di vita, il mio tenace adeguamento arealtà sempre più difficili e che dica: Ok ce l’ha fatta anche stavolta, mandiamogliene un’altra e vediamo come se la cava, se si adegua anche stavolta… Come se si diverta a vedere lo spettacolo della mia vita…

Ho riposto fiducia nella medicina e nell’uomo… Poi ho pregato in un intervento Divino… Poi ho sperato in un Miracolo… Poi ho implorato… Ho gridato contro Dio: dove sei quando ho bisogno di te, cosa vuoi ancora di più da noi… Infine ho supplicato: Basta, basta, basta… non mandarcene più, basta!

Sono sfiancato… Vado avanti… Ma quanto è difficile a volte amare la vita…

 

Lettera a Dio

Signore,

da qualche parte ho sentito che la grandezza delle croci che ci invii è proporzionale alla nostra capacità di portarle…

E ho sempre pensato che le cose negative che ci capitano siano, a volte, i segnali che ci mandi per farci capire che abbiamo deviato troppo dalla strada giusta…

Due anni, tre mesi e una decina di giorni fa, dovevo trovarmi davvero distante dalla strada giusta…

Hai cambiato la mia vita in un attimo, con un click…

Mentre iniziavo i preparativi per sposarmi, hai mandato la malattia su mio padre, colpendogli i reni e legando il suo destino ad analisi del sangue da ripetere ogni mese, il nostro al tremore che ci prende nell’attesa del risultato… Quasi contemporaneamente, gli hai colpito la vista, nel modo forse peggiore, lasciandogli sani gli occhi ma deteriorando la parte del cervello che elabora le immagini…

Poi, sempre in quel periodo, hai mandato un’altra malattia, su una ragazza di 17 anni, che per me è quasi una figlia,  una malattia infida perchè non colpisce il corpo ma il morale…

Signore, il giorno del mio matrimonio è stato bellissimo, perchè gli ostacoli che il male ci metteva davanti, il bene li scansava… Ed io ti ho ringraziato davanti a tutti per quella donna che da quel giorno era mia moglie…

La mia vita però non è più quella di prima… Da due anni tre mesi ed una decina di giorni… 

Le settimane si susseguono, la vista di mio padre, in un progressivo peggiorare, ormai non gli permette più nemmeno di orientarsi e di restare solo nella casa dove vive da quasi cinquant’anni, perchè quelle mura che gli erano amiche gli sono ormai estranee… Mente lucida in un corpo difettoso…

Mia madre è lì con lui, che si fa forza e va avanti: una dieta per i reni da gestire, orari per medicine da ricordare, attenzione per segnali da interpretare, una routine da mantenere… e tante paure da controllare.

La ragazza ha ormai 19 anni e sta provando ad uscire dal tunnel, due passi avanti e mezzo indietro, tanta paura e qualche certezza in alternanza beffarda, per lei e per i suoi genitori…

La donna che ho scelto come compagna di vita è divorata da dubbi ed incertezze…

Io? Porto la mia croce, fatta di tutto questo e di altro… Cerco di fare del mio meglio,  di mostare sicurezza quando in cuore ho solo il buio… Ma a volte è dura… Un padre da sostenere, una madre da aiutare, una moglie da rassicurare e quella quasi figlia da supportare… Dottori da ascoltare, medicine da cercare e segnali da interpretare, burocrazia di arginare, bollette da pagare, lavoro da fare… 

E a volte labbra da morsicare, mascelle da serrare e lacrime da ricacciare… Perchè capita anche a me, di voler piangere come un bambino, di avere la tentazione di lasciare che siano altri a cercare soluzioni… Ma non me lo posso permettere, perchè sono più vicino ai cinquanta che ai quaranta, perchè sono un uomo ed è giusto che sia io a sostenere e non ad essere sostenuto, perchè se chi si aggrappa a me mi vede piangere, si scoraggerà ancora di più…

Signore, lo sai che spesso rimpiango la mia vita prima di tutto questo, quando non avevo questa croce, quando le mie giornate erano serene… Ma poi mi rendo conto che non ero completamente sereno nemmeno allora, troppo occupato a battagliare contro il mondo, a discutere per piccolezze, battibeccare per un nulla… Ed allora capisco che ho perso tempo, quando potevo essere spensierato non lo ero per colpa di idiozie… Adesso non posso più esserlo e rimpiango il tempo sprecato…

Signore, io mi sono sempre ritenuto fortunato, perchè mi hai dato la salute, una famiglia sempre presente e tante possibilità…

E continuo a ritenermi fortunato, ma ti confesso che certe volte mi sento sfinito… Quello che faccio viene frainteso, le mie indicazioni non vengono ascoltate, l’immagine di me viene distorta…

Mio padre è sempre più abbattuto e non riesco a farci niente… Mia madre si fa forza ma ho tanta paura che crolli da un momento all’altro e non riesco a farci niente… La burocrazia ne inventa uno al giorno e non riesco a farci niente… Mia moglie è dominata dai timori e si sente trascurata se do la precedenza a chi è in difficoltà e non riesco a farle capire che chi ha problemi a volte non ha scelta, noi due abbiamo il futuro davanti…

Signore, sono sicuro che se è questo hai deciso  per me, vuol dire che è il mio  giusto destino… E non mi lamento perchè se mi guardo intorno vedo che tanti stanno peggio di me…

Soltanto, sei sicuro che io sia in grado di portare questa croce?

Perchè a volte, mi sembra davvero tutto troppo grande per me…

In ogni caso, quello che decidi tu, per me va bene.

Come sempre…

Intrecci di nomi

Capita spesso che l’incontro tra nomi particolari o simili, generi simpatici giochi. Di seguito alcuni tra intrecci e coincidenze capitati nell’ambiente sportivo, a volte talmente strani da sembrare inventati. Eppure è tutto vero!

NOI SIAMO CIP E CIOP!

-          Reja e Troja (Edy Reja e Gaetano Troja, rispettivamente numero 10 e 11 nel Palermo anno 1969-70)

-          Bini e Boni (Graziano Bini, libero dell’Inter e Loris Boni, centrocampista della Roma , uno contro l’altro in diversi campionati di fine anni ‘70)

-          Idini e Dini (Emanuele Idini e Simone Dini, Europei di Nuoto1991, staffetta 4×100 stile libero maschile, in seconda e terza frazione)

-          Bano e Bani (Maria Stella Bano discobola anni 70-80 e Zahra Bani giavellottista ancora in attività)

P.S. Ve la immaginate una partita a carte calcio – atletica: Bini – Boni contro Bano – Bani (Bingo Bango Bongo stare bene qui nel Congo…?)

UNITI PER LE RIME

-          Bet e Franzot (Aldo Bet e Walter Franzot stopper e centocampista nella Roma primi anni 70, oltretutto ceduti insieme al Verona!)

-          Sanguin, Nardin, Pighin e Ghedin (tutti in rosa nella Lazio 1980-81)

-          Nettis, Marras e Floris (Atletica Leggera, europei 1994, staffetta 4×100 maschile, seconda, terza e quarta frazione)

I PICCOLI SEGUONO LE ORME DEI GRANDI

-          Piacenti e Piacentini (Gesualdo Piacenti mediano della Roma 1977-78 e Giovanni Piacentini stesso ruolo, stessa squadra, circa dieci anni dopo!)

PICCOLI CONTRO GRANDI

-          Pecci e Peccenini (Eraldo Pecci, geometrico regista di Torino e Fiorentina e Franco Peccenini difensore di Roma e Catanzaro, nella serie A di calcio anni 70 e 80).

IL CALCIO NON E’ PER I CLOWN

-          Buffoni e Buffon (Adriano Buffoni allenatore  e Gianluigi Buffon portiere, mai nella stessa squadra, non sarebbero certo stati molto credibili…)

IL SUCCESSO IN UNA VOCALE

-          Tacconi e Ticconi (Stefano Tacconi, grande portiere anche della Nazionale e Ticconi, portiere della Roma Primavera mai approdato ai grandi livelli, forse per una questione… vocale!)

ABBINAMENTI INCREDIBILI

-          Chiodi e Tavola (Stefano Chiodi e Stefano Tavola, Lazio 1982-83)!

-          Cacciatori e Orsi (Massimo Cacciatori e Fernando Orsi, portiere titolare e portiere di riserva, Lazio anni 80)!

-          Galeone e Scoglio (Giovanni Galeone e Franco Scoglio, allenatori di calcio nello stesso periodo… Scontata, quando il secondo prevaleva, la battuta: Galeone si infrange su uno Scoglio…)

-          Fioravanti commenta il trionfo di Fioravanti (Sandro Fioravanti in postazione RAI descrive la doppia vittoria del ranista Domenico Fioravanti alle Olimpiadi di Sydney 2000)

-          Atletica leggera, staffetta 4×400 britannica anni 80: 3 frazionisti sono neri e uno è bianco… Come si chiama il bianco? Black! (Roger Black, classe purissima, qualche successo, tanti infortuni)

QUANDO IL CALCIO E’ EROTICO

-          Troja, Bocchino, Pumpido, Pigliacelli, Seno…! (Bocchino, Pumpido e Pigliacelli sono tutti e tre portieri…)

BUT THE WINNER IS…

-          Stefano Cazzaro, arbitro di basket!

Ve lo immaginate essere arbitrati da un… Cazzaro?

Da zero a Reportage

NEVE A ROMA - supplemento fotografico 

Roma 4 Febbraio 2012: Wolap sulla neve

 

Roma 4 Febbraio 2012

Roma 4 Febbraio 2012

Roma 4 Febbraio 2012

 

Roma 4 Febbraio 2012

Da zero a Reportage

NEVE A ROMA

Quando in ufficio, la mattina, una mia collega aveva cinguettato “Facciamo la danza della neve? Voglio la neve… La neve è bella!” non avevo potuto far altro che disapprovare scuotendo la testa e pensando: “Sei un’amica, ti voglio bene ma quando fai così mi sembri proprio un’ochetta!” Certo, la neve è bella… Se non devi andare al lavoro e puoi rimanere tranquillamente in casa oppure uscire solo per goderti il panorama imbiancato, se non sei in macchina al freddo e incolonnato… Neve a Roma significa traffico in tilt, strade bloccate, caos, nervosismo, panico, scene di isteria… No, no, io passo… La neve preferisco vederla in vacanza!

E invece, annunciata, minacciata, invocata, nella tarda mattinata di venerdì 3 febbraio, la neve aveva iniziato a cadere a nord di Roma, per poi spostarsi verso il centro. Man mano che le ore passavano i telegiornali rimandavano una situazione terrificante in tutta la città, paralizzata dalla periferia al Centro storico, tutto imbiancato, compresi i monumenti più rappresentativi, il Colosseo, San Pietro, anche la stazione Termini… Mi sembrava di ascoltare notizie provenienti dall’altra parte del mondo… Erano le 23 e nel mio quartiere… pioveva a dirotto da almeno otto ore!

“Wol, sta nevicando!” mi aveva detto mia moglie di ritorno dall’ennesimo sopralluogo alla finestra che effettuavamo alternativamente sia per controllare la situazione che per accertarci di essere nella stessa città della cui situazione disperata stava parlando la televisione!

“Era ora! A ‘sto punto me stava a rode’ un po’ er c…!” avevo ”ruspantemente” replicato tra il serio e l’ironico. Ok, non volevo la neve, ma visto che eravamo l’unico quartiere in cui non era arrivata, mi sembrava di essere l’unico escluso da una festa con migliaia di invitati!

In pochi minuti la strada, il vialetto di accesso al palazzo, gli alberi… Tutto imbiancato…

La mattina dopo ci eravamo alzati alle 10 e per prima cosa avevamo guardato fuori dalla finestra: non nevicava più, ma il panorama era tutto bianco…! Per fortuna era sabato e non si lavorava…

“Facciamoci una foto sul balcone con lo sfondo della neve!” aveva detto mia moglie… “Dai, è banale, da piccolo - borghesi!” avevo replicato quasi scocciato. Poi avevo cambiato idea: “Senti, follia per follia, diamoci una lavata veloce e andiamo a fare colazione al bar!” e davanti a cappuccino e cornetto avevamo ammirato quello spettacolo così insolito… Certo, i 5 – 10 centimetri posatisi nella mia zona, avrebbero fatto il solletico ai Padani che in pratica nascono con sci, ciaspole e simili… Ma per noi Romani era lo stesso un avvenimento unico…

Mia moglie era tornata a casa dopo un breve giro, freddolosa di natura e molto impaurita di cadere, nonostante le mie rassicurazioni che ”se cammini sulla neve fresca, non scivoli”… Io invece, con la scusa di andare in cerca del solito quotidiano, ”vado a fare due passi!”

Eccomi qui, per le strade del mio quartiere, occhi sgranati e macchina fotografica in mano… Fa sempre un certo effetto vedere Roma imbiancata, sono abituato a vedere le distese di neve solo su panorami naturali, non su scenari cittadini… Si cammina bene, in alcuni punti c’è un po’ di ghiaccio, in altri una specie di fanghiglia che in realtà è la neve che comincia a sciogliersi… I tettini ed i cofani delle macchine sono coperti da una coltre di una decina di centimetri, gli alberi assomigliano ai loro fratelli scandinavi, la strada principale è libera, quelle secondarie no, i prati sembrano piste di sci di fondo, sui marciapiedi ci sono le impronte lasciate dal passaggio di chi mi ha preceduto e così posso calcolare che ci saranno circa 5 centimenti di neve in terra…  Ogni tanto alle orecchie arriva l’inconfondibile rumore delle catene montate sulle ruote delle poche auto in circolazione che cozzano contro l’asfalto al massimo bagnato (ahi ahi Sindaco, con quell’obbligo di montare le catene in ogni caso…). Mi guardo intorno curioso e, in tutta sincerità, impressionato positivamente: sembra di essere dentro una cartolina natalizia! La gente ha l’aria divertita e felice, la maggior parte di loro ha al collo una macchina fotografica per immortalare momenti che presumibilmente dureranno lo spazio di pochi giorni e non si ripeteranno molto frequentamente… Bambini ma anche adulti giocano a pallate di neve (e vabbè, sarò stato banale ma anche io e mia moglie abbiamo combattuto una piccola battaglia!), tutti quanti sono “bardati” in maniera insolitamente pesante per le nostre abitudini, sembra di trovarsi in Settimana Bianca, qualcuno ha rispolverato cappelli, doposci, guanti e giubbotti da neve (chissà poi perchè, fa quasi caldo, al punto che prima mi tolgo i guanti e poi addirittura mi slaccio il giaccone…)! Percorro almeno un paio di chilometri, tutto quel bianco trasmette serenità, tranquillità, relax, cameratismo, solidarietà, quasi fossimo nel Villaggio del Mulino Bianco! Lo stress, la fretta, la diffidenza sembrano essere rimasti seppelliti dalla neve… Si è tutti più rilassati, calmi, portati alla convivialità, si cammina lentamente, ci si guarda intorno, si scattano fotografie, si parla e ci si saluta persino con chi non si conosce…

“Stavolta me la sto godendo, non come nel 1985 quando pur non lavorando e non studiando rimasi tappato in casa tutto il tempo!” pensando questo mi accorgo di una cosa strana: la neve a Roma cade talmente di rado (sarà per la protezione dei Castelli Romani o per chissà che altro…!) che per descriverla, noi Romani usiamo gli stessi termini che in genere si adoperano per elencare o ricordare avvenimenti ben più tragici… La nevicata del 56… Era il 1965… Imbiancò nel 1971… Quella del 1985…  Nel 1986 io non c’ero… assomigliano paradossalmente a “Il terremoto del Belice” “Nel 1976 ci fu il terremoto in Friuli” “Il sisma dell’Irpinia” “Il terremoto dell’Aquila” “Lo sciame che nel 1997  colpì Umbria e Marche” “Lo Tsunami del 2004″ “L’alluvione di Firenze” e via dicendo…

Rientro dal mio giro con un bel bagaglio di foto, sensazioni, entusiasmo. Ma sì, in fondo la neve a Roma non è poi così male… se cade quando uscire non è un obbligo!

Roma 4 febbraio 2012

 

Roma 4 febbraio 2012

 

Roma 4 febbraio 2012

 

Nuova Rubrica

Si dice che la fretta è cattiva consigliera. Personalmente aggiungerei che la fretta e la routine ci impediscono di vivere più completamente i nostri giorni, non ci permettono di sfruttare al massimo le opportunità che ci si presentano, magari senza che ce ne accorgiamo… In altre parole, la fretta, la frenesia, ci impediscono di goderci quegli aspetti della nostra vita che non balzano immediatamente ai nostri occhi, quelle cose che necessitano di un pizzico (spesso anche minimo) di attenzione e di lucidità per essere notate.

Il mio lavoro mi porta ad uscire spesso per servizio e molte volte ho rimpianto di non avere il tempo necessario, ma nemmeno la “testa” giusta, per cimentarmi in uno dei miei hobby preferiti, quello cioè di osservatore… Mi piace riempirmi gli occhi, mente e cuore di più immagini e sensazioni, guardare con entusiasmo monumenti e spettacoli naturali, con curiosità personaggi più o meno interessanti, situazioni simpatiche, insolite o divertenti… Mi piace imparare e conoscere più che posso… Ma se nel cervello ho il tarlo di essere lì per servizio, se il traffico mi impedisce di perdere tempo, non riesco a conciliare dovere con piacere…

Un paio di mesi fa, forse perchè avevo un pizzico di tempo in più, forse perchè avevo la mente un po’ più libera e rilassata, o forse perchè qualcuno Lassù si era stancato di vedere ignorati i segnali che mi mandava regolarmente, complice un servizio esterno a Ponte Milvio ed una calda ed assolata mattinata autunnale, mi sono trovato a decidere di perdere cinque minuti per andare ad osservare il Ponte ed i famosi lucchetti, come non avevo mai fatto durante le altre volte in cui, transitando da quelle parti, mi ero limitato ad una distratta e veloce occhiata dalla macchina… E’ bastata quella rapida passeggiata per far apparire semplice e realizzabile, senza sforzo, quello che in passato mi era sembrato impossibile: approfittare cioè delle uscite per servizio per conoscere meglio la mia città, magari anche negli aspetti meno appariscenti, nella sua aneddotistica, nei suoi lati più strani e nascosti…

“Potrebbe addirittura essere un ottimo Reportage!” avevo pensato subito dopo, come un camion in discesa senza freni! Già, una sorta di “Turista per servizio”, un modo per scoprire e far scoprire quello che abbiamo sotto gli occhi ma di cui spesso ignoriamo la parte meno superficiale, meno reclamizzata e che magari presenta sfondi storici sconosciuti ed inaspettati.

In fondo avevo tutto dalla mia parte per realizzare quell’idea… L’ambientazione: vivevo a Roma, per noi la città più bella del mondo, ma che in ogni caso offre milioni di spunti… Le opportunità: uscivo spesso per servizio… I mezzi: la tecnologia ormai fa parte di noi, le macchine fotografiche sono digitali e di dimensioni tali da entrare facilmente nelle tasche dei giubbotti, i telefoni cellulari sono prolungamenti delle nostre mani, scattare rapidamente foto e fissare immagini interessanti non poteva costituire un problema, così come effettuare ricerche, trovare notizie ed informazioni, un gioco da ragazzi grazie a internet… Gli argomenti: semplice individuarli, bastava avere entusiamo, voglia di conoscere, curiosità e fantasia, praticamente il ritratto del mio carattere!

“Quando mi trovo a passare di fronte a qualcosa di interessante, potrei scattare al volo qualche foto, poi cercare informazioni su internet ed infine buttare giù articoli… Conoscerei prima io e poi farei conoscere agli altri… Come un insegnante che si prepara la lezione e poi la spiega agli studenti… E magari non limitarmi alle uscite per servizio, ma estendere l’iniziativa anche a quando esco nel tempo libero…” fantasticavo.

Dalle idee e dalle parole ai fatti.

In questi mesi ho raccolto del materiale, non molto ma sufficiente per iniziare… Dovevo solo decidere dove svilupparlo ed in che modo…

Il dove è stato il primo dilemma risolto: il mio blog, facile!

Il come è venuto di seguito: una rubrica specifica!

Manca solo il nome: potrei chiamarla “Osservatore per caso”, “Turista per servizio (e non solo)”, “In città” o magari in altro modo ancora…

In ogni caso si parte, nei prossimi giorni il primo “Reportage”!

Dove eravamo rimasti…

Sono passati esattamente due anni dal mio ultimo post. All’epoca non pensavo che mi sarei preso una pausa così lunga, nè era nelle mie intenzioni, ma una serie di situazioni concomitanti hanno finito per tenermi lontano dal blog per tutto questo tempo: una piccola crisi “creativa” (per chi come me, non mi stancherò mai di ripeterlo, intende dare al blog un taglio giornalistico e non di diario personale, avere qualcosa da dire, argomenti di cui parlare e su cui scrivere è fondamentale), un  2010 ed un 2011 particolarmente intensi ed impegnativi per alcune consistenti novità capitate nella mia vita privata, alcune positive (mi sono sposato) altre negative (seri problemi di salute a componenti della mia famiglia) ma che comunque hanno stravolto la mia abituale quotidianità, ed infine il desiderio di effettuare alcune modifiche al blog (sentivo che l’attuale impostazione aveva ormai fatto il suo tempo e, pur non avendo ancora le idee chiare, ero intenzionato ad effettuare questi cambiamenti prima di scrivere nuovi post).

Da qualche mese tuttavia, pur non avendo operato ancora alcuna modifica sostanziale (tranne alcune prove all’aspetto) ho percepito la sensazione che fosse ora di tornare a postare, rinviando i cambiamenti a quando li avrò focalizzati dentro di me.

Credo che questa sensazione venga dall’aver capito, realizzato, alcune cose, aver affinato la mia filosofia di vita, limandone alcuni aspetti… Gli stravolgimenti di questi ultimi due anni avevano dirottato tutte le mie energie verso impegni e luoghi dove non c’era tempo e posto per il blog. Non avevo più voglia e forza di dedicarmici ed inoltre la sua impostazione sembrava non appartenermi più… La percepivo come una pagina chiusa, ma non avevo la testa giusta per modificarla… Sentivo che dovevo effettuare quel cambiamento per ritrovare nuova voglia, era come un simbolico cambio di direzione… Non riuscire ad effettuarlo, mi impediva di continuare… Come se la mia strada fosse arrivata ad uno sbarramento e non avendo le energie per trovare un nuovo percorso, non potevo riprendere il cammino…

Così mi sembrava…

Poi, alcune lampadine che mi si sono accese nel cervello e legate a situazioni completamente estranee al blog, hanno fatto rinascere in me nuova forza, nuovi stimoli… Come se capire il perchè di alcune cose, avesse improvvisamente diradato la nebbia che avvolgeva anche altre… Come se aver fatto mente locale, mi avesse schiarito completamente le idee, anche su argomenti indipendenti da quelli che si erano chiariti…

E allora eccomi qui, senza ancora aver modificato l’impostazione del blog, ma con di nuovo voglia di postare e di dire la mia… Se sarò influenzato dagli avvenimenti accadutimi in questo periodo e dalla nuova filosofia di vita, lo scopriremo solo… scrivendo…

E per ricominciare, ho scelto come simbolico segno di continuità, una data particolare: il giorno successivo a quello della pubblicazione del mio ultimo post, due anni fa.

Come disse Enzo Tortora: “Dove eravamo rimasti…”

Haiti per me

 

Haiti è una partita di calcio lontana… "Ammazza quanto corrono ‘sti africani!", "Ma non sono africani…", un prepotente scatto verso l’imbattibile, la resistenza ad un tentativo di fallo, un dribbling che mette a sedere l’imbattibile, un gol che blocca il record dell’imbattibile…

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Chi si ricorda…?

 

Le celebrazioni del 50° anniversario della nascita di "Tutto il calcio minuto per minuto", la popolare trasmissione radiofonica, mi hanno fatto tornare in mente qualcosa che avevo parzialmente seppellito in qualche angolo della memoria, qualcosa che caratterizzava il calcio degli anni 70 ed inizio 80, gli anni della mia fanciullezza ed adolescenza.

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